Sotto un cielo stellato

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Sono così tanti i bambini in attesa all’entrata che è impossibile non notare nel padiglione Giglio il planisfero gonfiabile. Arrivano le 11:00 e finalmente possiamo entrare.

Ci accomodiamo e facciamo subito conoscenza con le nostre guide: Lara Albanese, un’astronoma che illustra il cielo come una fiaba, e una narratrice, Cristiana Traversa, che gioca con le costellazioni.

I bambini alzano lo sguardo verso il cielo, ma appare ancora grigio. Ecco però che le luci piano piano si abbassano, in pochi istanti è tutto buio. Poi compare un piccolo puntino luminoso, una stella. Ma non è la sola. L’occhio si abitua alla finta notte e vediamo l’intero firmamento. L’immensità del cielo stellato nella piccola cupola del planetario.

Lara prende la parola. Ci spiega che questo è il cielo come lo vediamo noi la sera, solo più bello, più ricco. Non ci sono le troppe luci delle città a ostacolare la nostra vista. Le stelle sono davvero tutte e inizia a presentarcele.

Alcune sono famose. “Il grande carro” suggeriscono i bambini quando l’attenzione viene chiamata su sette puntini disposti in un particolare modo. Non vediamo l’astronoma ma è sicuramente contenta di quanto i piccoli ospiti già conoscono. Un movimento del proiettore e il firmamento gira. Tutte le stelle si spostano e non è facile ritrovarle. Ci viene in aiuto Lara che torna a indicarcele, ora le riconosciamo. Ci fa anche notare un puntino piccolo piccolo proprio sopra le nostre teste. Spiega che si tratta della stella polare, l’unica che non si muove mai, e ci insegna come possiamo trovarla facilmente senza il suo aiuto.

Ora accende una piccola luce e la punta contro il cielo. Ci spiega che sin dall’antichità gli uomini guardavano le stelle e le univano con linee immaginarie, componendo dei disegni. Prova a tracciarle anche lei, ma subito svaniscono nella notte, è davvero difficile riuscire a vederle. Ci chiede però di chiudere gli occhi, dice di avere una sorpresa. Lo facciamo. Sentiamo contare…3…2…1…possiamo riaprirli.

Il cielo ora è diverso, ci sono i disegni di tutte le costellazioni. Sono quelli che vedevano gli antichi greci: Orione, l’Orsa Maggiore…non ne manca uno. Ma ci viene spiegato che ogni popolo le ha sempre raffigurate in maniera diversa. La cintura di Orione per gli africani si trasforma in tre zebre, per gli australiani in tre canoe. Le stesse stelle hanno tantissimi nomi diversi.

Il firmamento cambia ancora, adesso mostra le costellazioni come vengono viste dai cinesi. Lara spiega che Orione diventa un famoso generale cinese. E immagina che i due si litighino il posto.

La luce si riaccende lievemente e quello che un attimo prima era il cielo si trasforma in un grande schermo su cui la narratrice proietta le ombre di alcune sagome. Bastano pochi movimenti della mano e le ombre prendono vita, diventando i protagonisti della storia che ci viene raccontata. Prima vediamo costellazioni che bisticciano tra loro per conquistare il proprio angolo di cielo. Poi restiamo incantati ad ascoltare la favola di due personaggi della tradizione cinese che danno il loro nome ad alcune stelle. Tutto in rigoroso silenzio, il primo rumore che sentiamo è il sincero applauso del pubblico quando la fiaba finisce.

Finisce purtroppo anche il tempo a disposizione e dobbiamo tornare fuori. Prima di stasera non potremo vedere altre stelle, ma chissà che non lo faremo con un occhio diverso.

Marco Biggi

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