Dizionario dei Giochi Zanichelli

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Andrea Angiolino e Beniamino Sidoti presentano al pubblico il “Dizionario dei Giochi”, edito da Zanichelli. Come specificato da Beatrice Parisi si tratta di un vero e proprio dizionario più che di un trattato, che affronta il tema a partire dalle parole che definiscono il mondo del gioco e dei giocatori, rivolto principalmente a chi è fuori dalla realtà dei giochi.

Sidoti confessa subito che dalla commissione iniziale alla consegna sono cambiate molte cose, a cominciare dalla data di consegna slittata di 7 anni. Ci sono voluti infatti più di 9 anni per passare dall’idea iniziale al prodotto finito; da un target iniziale di 1.000.000 di battute ci si è ritrovati con più di 6.000.000 di caratteri; infine partendo dal gioco si è voluto spostare l’obiettivo alla rappresentazione dei giochi nella loro interezza. Questo è anche uno dei motivi per cui il dizionario ha un sottotitolo così lungo: “da tavolo, di movimento, di carte, di parole, di ruolo, popolari, fanciulleschi, intelligenti, idioti e altri ancora, più qualche giocattolo”.

Le 6.500 voci che popolano le 1.200 pagine del volume non descrivono solo il gioco e le sue regole (quando non coperte da copyright), ma anche il suo significato storico e il suo ruolo all’interno della cultura e della società che li ha vissuti.

Questa vuole essere, secondo Andrea Angiolino, anche una guida al gioco giocabile di per sè. Sono presenti all’interno delle illustrazioni di plance ed elementi di gioco, che nel caso di giochi di enigmistica come il sudoku possono essere risolti e confrontati con le soluzioni alla fine del volume.

Può essere un mezzo utile sia per gli addetti ai lavori per capirsi tra di loro che per chi è fuori da questo mondo e vorrebbe avvicinarvisi.

I giochi inclusi non hanno limitazione geografica, e questo studio ha permesso anche di fare delle osservazioni sulle storie delle trasposizioni dei giochi nei diversi paesi. La voce sulla carta viene analizzata anche per il tipo di utilizzo che ha avuto nelle varie culture, a cominciare da quelle orientali. Alcuni giochi vengono presentati anche nelle loro varianti locali, come ad esempio le versioni greche del Backgammon, o il fatto che il Gioco della Campana descritto da Gianni Rodari corrisponda alla versione genovese del gioco.

Agendo in un contesto globale si nota una contaminazione continua anche a livello linguistico, con molti termini importati dalla Germania, che possiede una tradizione ludica molto forte, ed altri imposti dalla preponderanza del mercato americano. Un esempio può essere il termine “cappotto”, derivato dal provenzale e assonante con il tedesco “kaputt”.

Spesso i giochi subiscono anche un viaggio non lineare: ad esempio il gioco del Nano giallo è arrivato in Francia come gioco della Suora Giovanna, a sua volta tornato in Italia come gioco della Papessa Giovanna – quindi alla fine Nano giallo e Papessa Giovanna sono lo stesso identico gioco.

Tra le categorie di giochi citate nei titoli ci sono anche i giochi idioti: una categoria ben definita e contrapposta ai cosiddetti “giochi intelligenti”. Si tratta ad esempio della Roulette Russa, o dei vari giochi “da nonnismo”. Qualsiasi gioco può essere idiota se giocato con la giusta dose di pericolosità o incoscienza. Anche il Gioco della verità si può considerare un gioco idiota, in quanto mette in pericolo le relazioni e le amicizie tra giocatori – ma si tratta di un problema che colpisce qualsiasi giocatore che prende sè stesso e il gioco troppo sul serio.

Fabio Polidori – Gioconomicon

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