Incontro con Herbie Brennan

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Come da consuetudine la Sala Ingellis ospita grandi nomi, la tradizione è mantenuta con l’incontro di Herbie Brennan, Guest of Honor.

Brennan è uno dei più conosciuti e prolifici scrittori fantasy del mondo, con all’attivo più di 50 opere, capace di trattare anche argomenti come il paranormale e l’occulto. La sua opera più famosa è senza dubbio “La Guerra degli Elfi” ma è noto al pubblico anche per la produzione di giochi e libri game.

Lo scrittore è a Lucca per raccontare la sua esperienza ai giovani che sono venuti a conoscerlo.  Racconta di come sin da giovane ha sempre amato scrivere e di avere scritto la sua prima opera all’età di 19 anni. Un libro che – parole sue – non pubblicherà mai perchè tremendo, ricco di idee da adolescenti. Nonostante questo ha continuato nel suo lavoro, riuscendo ad affermarsi sia come creatore di giochi, sia come divulgatore di sovrannaturale e psicologia.

La narrativa, spiega, è ciò che riesce a coniugare questi due aspetti nel migliore dei modi: la ricerca scaturisce nel romanzo e argomenti come il paranormale risultano più interessanti quando inseriti in un libro.

Le prime opere di Brennan sono i libri-game, avventure testuali nel quale il lettore può determinare lo svolgimento della storia. Racconta di come sia arrivato alla pubblicazione in modo casuale: appassionandosi a Dungeons & Dragons si è avvicinato al mondo del fantasy provando a costruire due nuovi sistemi di gioco. Pur non risultando brillanti, Brennan grazie a questi esperimenti riesce a fare conoscenza con un editore e arriva alla pubblicazione del suo primo ciclo di libri, noto in Italia con il nome di “Alla corte di Re Artù”.

L’esperienza dei libri game risulta fondamentale per la sua formazione come scrittore. Impara a essere libero e coerente, qualità importantissime per la scrittura di un buon libro fantasy, un compito più arduo di quanto si possa immaginare.

A chi chiede informazioni sul suo modo di scrivere, sulle fonti alle quali si è ispirato risponde che ha sempre cercato di variare il più possibile, di non essersi mai fossilizzato su un solo autore per non risultare monotono, di avere sempre cercato di documetarsi. Un interesse a 360 gradi capace di mantenere le sue opere sempre puntuali e interessanti.

Alla fine dell’incontro, prima di salutare il pubblico e dare appuntamento al workshop, offre un ultimo, prezioso e singolare consiglio ai giovani intenzionati a scrivere un libro: il grande segreto per scrivere – ci dice – è semplicemente smettere di pensare e iniziare a scrivere sul serio.

Marco Biggi
redazione

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