Il fumetto incontra la realtà – la tragedia di Vermicino

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Vermicino è un nome che rievoca nella coscienza degli italiani un brutto ricordo. In questa piccola località laziale, il 10 giugno del 1981, un bambino di sei anni, AlfredoAlfredino Rampi cadde in un pozzo artesiano. Il Paese seguì per tre giorni i soccorsi disperati che, purtroppo, non andarono a buon fine. La vicenda scatenò una serie di polemiche sullo sciaccallaggio mediatico e sulla possibilità che tutta l’attenzione televisiva avesse in qualche modo ostacolato i soccorsi. Nessuno avrebbe pensato che a distanza di 30 anni, sulla vicenda sarebbe nato addirittura un fumetto.

A presentarlo oggi, a Palazzo Ducale, uno dei protagonisti di quella storia nelle vesti di soccorritore:
Maurizio Monteleone.

Un appuntamento con un uomo che racconta la sua versione dei fatti e le motivazioni che lo hanno spinto a una produzione tanto delicata.  Monteleone, autore, sceneggiatore e disegnatore della graphic novel ci rivela di aver voluto raccontare la sua verità per puntare il dito proprio su quel mercato mediatico che invase il Vermicino in quei giorni. Lo fa con la consapevolezza di esporsi a molte accuse, tra cui quella di essere a sua volta un mercante di quel dolore.
Ciò che colpisce di lui è la sicurezza: “Io mi sono sfogato in questo fumetto. C’ho messo tutta la mia rabbia per quello che accadde, per i media e per le autorità, ma soprattutto per me stesso”, afferma. Sostiene di aver voluto restituire dignità ad Alfredino, che nel libro è sempre disegnato in modo pulito e morbido, perché nessuno provi pietà per lui, perché tutti si concentrino sulla storia e traggano le loro conclusioni. Monteleone spiega poi perché la scelta di questo medium: “Ho consegnato questa memoria al fumetto perché ritengo che sia il mezzo più potente di diffusione popolare. L’immagine fissa è un simbolo, un’icona. Io volevo lasciare qualcosa di indelebile”.

Laura Pacini
redazione

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