Shahida – Tutto ciò che sai è sbagliato!

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Ron Edwards, rinomato autore di giochi e padre spirituale del movimento indipendente che negli ultimi anni tanto sta facendo discutere anche in Italia, ci parla un po’ del suo ultimo progetto: Shahida.

Shahida è un gioco di ruolo ambientato durante la guerra civile libanese in cui un personaggio, detto Testimone, affronta le difficoltà di quel periodo assieme alla sua famiglia.

Le tematiche sono quindi molto serie e difficili, anche dolorose se vogliamo.
E allora, perchè fare un gioco così deprimente?
L’autore stesso scherza su questo punto e poi risponde in maniera molto chiara ed interessante.

Il punto è che, in realtà, quello che il grande pubblico sa dei conflitti nel cosiddetto Medio Oriente è in gran parte errato.
Portando avanti uno studio storiografico basato sul confronto e analisi di moltissime fonti, Edwards ha scoperto che in realtà Beirut (e in generale il Libano del conflitto) è un luogo bizzarro e surreale, per certi versi più strano e incredibile di qualsiasi setting con unicorni e vampiri e palle di fuoco.

Era accaduto lo stesso con il suo gioco precedente, Spione, che invece serviva a giocare la storia di una “spia nel freddo” nella Berlino del muro.
Anche li, l’immaginario Hollywoodiano ci insegna che le “spie” sono individui super-umani, maestri di combattimento, maestri di infiltrazione, maestri di spionaggio che compiono imprese ai limiti dell’umana capacità per servire grandi ideali.
Ed è tutto sbagliato!
La realtà storica ci rivela invece che la tipica “spia” non è altro che una persona normalissima, con normalissimi problemi, calata in un contesto difficoltoso e di crisi.

Quello che rende questi giochi incredibilmente coinvolgenti è quindi l’elemento umano.
Giocando dovrai prendere decision difficili, fare scelte che avranno conseguenze, affrontare dubbi a cui nessuno può dare risposta tranne te.
Ed entrambi coinvolgono i giocatori (non i personaggi) in maniera molto diretta: Spione usa veri segreti dei giocatori come parte dei segreti del gioco che potrebbero, durante la sessione, venire rivelati, mentre Shahida prevede un momento di Giudizio in cui le azioni apparentemente “giuste e inevitabili” compiute dai personaggi vengono messe sulla bilancia morale delle persone sedute a giocare.

Questi temi così appassionanti e coinvolgenti diventano un gioco molto semplice da fare e gestire, che utilizza semplici carte da poker.
La narrazione di tutto avviene in maniera molto fluida e colloquiale, un chiacchiericcio a più voci che però, grazie appunto al regolamento, non degenera mai in caos o disordine.
Il ritmo è serrato e non lascia mai nessuno fermo ad aspettare il proprio turno, incentivando ognuno a dare il proprio apporto per far nascere la storia al tavolo, qui e adesso.

Non serve essere esperti di politica o della storia di quel conflitto.
L’intero manuale di Shahida è in realtà un interessantissimo trattato su quel tema, ma per giocare non è necessario.
Tutto quello che serve sapere si trova in comodi schemi riassuntivi che riportano chiaramente date, fazioni, aree geografiche ed eventi importanti.
Avere anche solo una singola persona al tavolo che si è più o meno letta l’intero manuale, fungendo quindi da wikipedia-umana, è certo utile e arricchisce molto l’esperienza di gioco, ma come dicevamo è del tutto opzionale.

Fatto interessante: Shahida sarà pubblicato prima in italiano che in inglese.
Negli anni Ron Edwards ha “scoperto” il sempre più attivo e prolifico sottobosco ludico nostrano, dove editori come Narrattiva e giovani autori indipendenti (come Luca Veluttini e Mario Bolzoni, neo-premiati al Best of Show Side Award con il gioco L’Amore al Tempo della Guerra), portandolo oggi a realizzare questa anteprima senza precedenti.

Molto ci sarebbe da dire sulla figura di Edwards.
Cercheremo di tenervi aggiornati con i nostri articoli man mano che il festival andrà avanti, essendo in programma ben due “workshop” con l’eclettico autore.

Alessandro Piroddi
http://www.gioconomicon.net

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