Il verdetto dei Magnifici

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Come si diventa autori? Come si scrive un romanzo? Quali sono le idee che portano a comporre una storia?

Sono sicuramente queste alcune delle domande che si sono posti i partecipanti al concorso per scrittori Chrysalide. Oggi la risposta è stata data dalle sei più importanti figure della narrativa Mondadori, che, presenti all’Auditorium San Girolamo in veste di giudici, si sono raccontati  a loro e al pubblico presente: Licia Troisi, Barbara Baraldi, Vanni Santoni, Francesco Falconi, Leonardo Patrignani ed Emma Romero.

Gli esordi, non sono sempre facili, talvolta la storia di una carriera parte da rifiuti e porte sbarrate. Ecco quindi il primo segreto: non demordere mai, come racconta in prima persona Barbara Baraldi. Solo coltivando il proprio sogno, senza ambire solo alla pubblicazione il sogno si può realizzare.

Gli altri ingredienti sono semplici e squisitamente narrativi. Una forte passione, un protagonista nel quale l’autore possa rispecchiarsi o anche uno diametralmente opposto che rappresenti una sfida. La storia può narrare le avventure di una ragazza che scopre di avere poteri speciali, descrivere un mondo fantasy o essere un giallo. La passione e la costanza restano la chiave.

Gli scrittori esordienti fanno tesoro di queste parole. Solo l’attenzione con cui ascoltano fa capire che loro, si, il talento e l’umiltà la possiedono.

Non possono però dimenticare la tensione per le sorti del concorso. Ecco che rapidamente il tempo a disposizione finisce e i verdetti devono essere pronunciati. Cinque vincitori di categoria di cui uno assoluto. Questa tappa viene vinta da Maurizio Vicedomini per il fantasy, Giulia Dal Mas per i realistici, Emanuela Valentini per il paranormal, Giacomo Bernini per l’urban fantasy e Alessandro Renna per la fantascienza. Quest’ultimo viene decretato vincitore assoluto del concorso.

I sei Magnifici non mancano di rassicurare anche gli sconfitti. Non è stato facile scartare le loro opere, sicuramente avranno presto una nuova opportunità. L’importante come dicevano prima è non demordere.

Marco Biggi
redazione

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